Conosciamo meglio Maurizio Brancaccio!

Abbiamo avuto la possibilità di parlare con il preparatore dei portieri della prima squadra Maurizio Brancaccio, tra curiosità sulla sua carriera da professionista, andamento della squadra in questa parte cruciale di stagione e dettagli tecnici dietro al ruolo dell’estremo difensore.
“Essendo un componente interno dello staff della prima squadra, arrivati ad un momento così delicato della stagione, con la squadra che sta dimostrando carattere per provare ad aggrapparsi alla zona playout ed uscire da una situazione complicata, che aria si respira e che sensazioni si vivono all’interno dello spogliatoio?”
“In questo momento si respira aria positiva, stiamo trovando un’identità e se devo dirla tutta secondo me ce la siamo sempre giocata con tutti; purtroppo in certe situazioni alcuni episodi non sono andati a nostro favore, anche se nelle ultime due partite siamo riusciti a recuperare il risultato da una situazione di svantaggio, cosa che non era mai successa durante tutto l’anno. Sicuramente c’è fiducia e ripensando alle ultime partite, come in altre situazioni, c’è mancato solo il gol, ma la partita l’abbiamo fatta noi e meritavamo qualcosa in più”
“Hai avuto una carriera di ottimo spessore a livello professionistico, indossando le maglie di Casale, Spal e Varese tra serie C e serie B, qual è il ricordo più bello che hai della tua esperienza da giocatore, che tipo di portiere ti sentivi e quali erano le tue caratteristiche?”
“Io ho iniziato la mia carriera nel settore giovanile del Torino, successivamente sono sempre stato tra i professionisti, con il Casale ho fatto 5 anni tra C2 e C1 quando ancora esisteva la serie C2; poi sono andato a Ferrara tre anni per giocare con la Spal ed oltre ad aver collezionato 8 presenze in serie B, tornati in C1, ci siamo giocati lo spareggio con il Como per provare a tornare nella categoria, ma ne siamo usciti sconfitti. Successivamente ho fatto cinque anni a Varese, sempre in quella che oggi viene chiamata Lega Pro: arrivai il primo anno a metà novembre e poi da lì in avanti, per quattro anni e mezzo avrò saltato forse una partita. Gli ultimi due anni di carriera li ho trascorsi all’Alzano Virescit, una squadra di Bergamo che era retrocessa dal campionato di serie B, poi purtroppo ho dovuto terminare la mia esperienza da calciatore per un problema di salute e mi ritrovai dall’essere dentro un campo di calcio, a finire in un letto. Sotto questo aspetto mi reputo un miracolato, ma per fortuna riesco ancora a sorridere facendo quello che mi piace nel mio mondo e questa è la cosa che conta di più. Per quanto riguarda i miei ricordi più belli, sicuramente come esperienze positive ti cito gli anni con la Spal, la serie B, lo spareggio a Verona in campo neutro, il derby contro il Bologna nei playoff davanti a 34.000 spettatori, ma anche gli anni a Varese dove ero l’idolo della tifoseria, lì vincemmo un campionato e ci giocammo gli spareggi con il Cittadella; quindi, devo dire che anche quelli furono tempi bellissimi. Come portiere mi reputavo uno abbastanza tecnico, purtroppo quegli anni lì ho vissuto il cambiamento dal retropassaggio che poteva essere bloccato con le mani a quello in cui era diventato obbligatorio giocare la palla con i piedi; a quei tempi il portiere doveva pensare a parare e basta; quindi, questo mise il mio ruolo in difficoltà. Oramai i portieri moderni toccano più volte il pallone con i piedi che con le mani, mentre quando ero giocatore io si valutava prettamente il puro gesto tecnico della parata tra i pali”
“Come è nata la passione per questo ruolo particolare, inoltre avevi un idolo a cui ti ispiravi?”
“Di idoli ce ne sono stati tanti, perché io sono cresciuto con il modello Zoff, poi è venuto Peruzzi, c’erano Tacconi e Zenga, ma senza dubbio il più forte di tutti i tempi è stato Buffon. Per quanto riguarda la passione per il ruolo del portiere, in realtà è nata casualmente quando si giocava da piccoli in oratorio, come al solito nessuno voleva andare in porta; quindi, mettevano sempre me e da lì è nato tutto.”
“Tra le squadre invischiate nella lotta salvezza l’Asti è quella che ha subito meno gol rispetto alle altre, questo ci fa capire, al di fuori di tutto il pacchetto difensivo, quanto è importante il ruolo dell’estremo difensore. Riguardo al vostro portiere, Silvio Brustolin, quanto la sua figura è fondamentale per voi, che tipo di capitano è, ma soprattutto che tipo di portiere è per la tua visione di calcio?”
“Penso che lui in questa categoria sia uno dei più forti, ha grande personalità ed è uno che vive per la maglia perché ha sempre giocato ad Asti; quindi, è un punto di riferimento per tutti. Ha delle caratteristiche molto esclusive per un portiere, molto bravo con entrambi i piedi ed un portiere così forte poi a fine anno ti porta diversi punti”
“Come viene strutturato in settimana il lavoro svolto dai portieri in allenamento, c’è qualche dettaglio particolare a cui concedi più tempo e quali sono i requisiti che non devono mai mancare in un portiere di livello?”
“Inizio dal rispondere all’ultima domanda, i requisiti che non devono mancare mai per me sono la concentrazione, la determinazione, la fame e soprattutto la comunicazione, poiché il portiere da dietro vede tutto e quindi deve essere un grosso comunicatore. Per quanto riguarda il lavoro settimanale, è sempre legato alla squadra che andremo ad affrontare, ad esempio se i rivali utilizzano molto i cross o comunque sono una squadra parecchio aggressiva e fisica, si cerca di lavorare principalmente le situazioni da palla inattiva, anche se alla fine poi, il massimo del lavoro situazionale lo si va a trovare con tutta la squadra”.
Intervista a cura dell’ufficio stampa dell’A.S.D. Asti con la collaborazione di Christian Consalvi (Scuola di Alta Formazione Élite Football Center)