Intervista a Mister Claudio Frasca (U17)

Abbiamo incontrato il mister dell’Under 17 Claudio Frasca, che ci ha raccontato la sua emozione nel tornare ad Asti e come sta impostando il lavoro con i suoi ragazzi.

Questo campionato con l’Under 17 segna per lei un ritorno in terra astigiana. Un ambiente, quello dell’Asti, che aveva già conosciuto nelle vesti di giocatore. Che clima ha trovato e che gruppo sta creando con i suoi ragazzi?

“Quando si torna a casa è sempre piacevole. Ho avuto la sorpresa di accogliere, nella rosa che alleno, perfino i figli di due miei ex compagni di squadra. E ho ritrovato, all’interno della società, amici con i quali ho condiviso momenti di calcio e parlare di calcio con loro è sempre una gioia. A proposito dei ragazzi, è un gruppo che ha ottenuto ottimi risultati a livello regionale, con una buona qualità e si è reso subito disponibile nel voler apprendere nuove conoscenze. All’inizio dell’anno la rosa non era al completo perché alcuni giocatori sono andati in altre società, ma stiamo cercando di strutturare la squadra secondo un’identità ben precisa. Questo perché l’età che caratterizza l’under 17 è importante, segna il momento in cui i ragazzi iniziano a specializzarsi sul ruolo e avere conoscenze complete sulla tecnica e tattica calcistica e anche sulla tattica di squadra. Per avere un settore giovanile all’avanguardia bisogna focalizzarsi su ciascuna fascia d’età in maniera oculata. Qui ci sono le condizioni per fare bene, c’è una buonissima qualità in territorio astigiano, non abbiamo nulla da invidiare alle altre province di Torino. Nella mia categoria, ad esempio, tre ragazzi sono andati in Juniores, altri fanno costantemente allenamenti in prima squadra”.

Domenica affronterete il Chieri, che in classifica ha un punto in meno di voi. Come prepara ogni incontro, cosa cerca di inculcare nei suoi giocatori?

“C’è una costante nella preparazione di tutte le partite, per quanto mi riguarda, molto importante. Prima di tutto gli avversari vanno rispettati, ma l’approccio e l’atteggiamento con cui si entra in campo dipende solo da noi, non dagli altri. Siamo in grado di fronteggiare, come dimostrato, le prime della classe, ma a volte abbiamo subito anche sonore sconfitte con squadre di media classifica, però il mio modo di interpretare e preparare le partite è quello di consapevolizzare i ragazzi su cosa devono fare, in che modo e per quanto tempo proprio perché la partita vive di situazioni e momenti e bisogna avere l’energia per poter capire cosa mettere in campo in quel momento esatto. Per me è fondamentale prepararli sui quattro momenti della partita: possesso, non possesso, transizione positiva e transizione negativa. Il calcio non è solo preparazione atletica ma è dominio della palla, occupazione degli spazi accompagnato da una crescita formativa, perché stai lottando insieme alla squadra per qualcosa più importante di te stesso”.

Lei è sempre stato a contatto con giovani e giovanissimi, anche grazie alla sua esperienza come referente tecnico Piemonte e VdA della LND. Sempre più spesso assistiamo nel calcio dilettantistico e nelle serie minori ad atti di vera violenza, fisica e verbale. Come si spiega questi episodi e come si possono prevenire?

“L’allenatore in questi contesti ha un ruolo chiave. Deve essere un modello. A volte, mi è capitato che ragazzi non riuscissero a parlare in famiglia, ma trovassero nella figura dell’allenatore un interlocutore importante; ecco, si deve cercare di creare un dialogo tra allenatore e ragazzo. Essere un allenatore è un privilegio, è qualcosa di straordinario e deve essere utilizzato nel modo giusto. Non mi sento di dare troppa colpa ai ragazzi quando accadono questi episodi. Devono essere guidati e il compito dell’allenatore è anche questo; è colui che accompagna, prende per mano i giovanie diventa il loro modello di riferimento. I ragazzi, soprattutto quelli più piccoli, sono molto sensibili all’atteggiamento di chi li allena e quindi bisogna avere un’etica di comportamento adeguatada trasmettere loro. Dobbiamo inoltre ricordarci che il calcio è un gioco, come la stessa sigla FIGC rimarca e molti, giustamente, vogliono far diventare questo gioco un lavoro, ma il modo e i mezzi giusti per arrivarci bisogna insegnarglieli”.

Intervista a cura dell’ufficio stampa dell’A.S.D. Asti in collaborazione con Elisa Pace, tirocinante della Scuola di Alta Formazione Élite Football Center